L’articolo si focalizza sul libro di Luca Grion "(S)confini. La lotta delle donne per l’inclusione nello sport", dedicato al controverso rapporto tra inclusione ed equità nelle competizioni femminili, con particolare riferimento alla partecipazione di atlete intersex e transgender. Si evidenzia come il libro rifiuti letture ideologiche e contrapposizioni semplificate tra autodeterminazione personale e tutela della correttezza agonistica, invitando invece a distinguere il piano dell’identità di genere da quello dei criteri necessari a garantire una competizione equa. Attraverso casi noti e una ricostruzione storica dello sport, l’autore mostra che agonismo, inclusione ed equità sono valori da bilanciare, e non principi assoluti da contrapporre. La differenziazione tra categorie maschili e femminili viene interpretata come una misura volta a garantire pari opportunità, alla luce di differenze fisiologiche che possono incidere sulle prestazioni. Tuttavia, né la scienza né un unico modello regolativo possono offrire una risposta definitiva: la “biodiversità dello sport” richiede infatti valutazioni differenziate secondo disciplina, livello competitivo e caratteristiche della pratica.

Tra inclusione ed equità: una sfida per lo sport (e non solo)

Francesca Marin
2025

Abstract

L’articolo si focalizza sul libro di Luca Grion "(S)confini. La lotta delle donne per l’inclusione nello sport", dedicato al controverso rapporto tra inclusione ed equità nelle competizioni femminili, con particolare riferimento alla partecipazione di atlete intersex e transgender. Si evidenzia come il libro rifiuti letture ideologiche e contrapposizioni semplificate tra autodeterminazione personale e tutela della correttezza agonistica, invitando invece a distinguere il piano dell’identità di genere da quello dei criteri necessari a garantire una competizione equa. Attraverso casi noti e una ricostruzione storica dello sport, l’autore mostra che agonismo, inclusione ed equità sono valori da bilanciare, e non principi assoluti da contrapporre. La differenziazione tra categorie maschili e femminili viene interpretata come una misura volta a garantire pari opportunità, alla luce di differenze fisiologiche che possono incidere sulle prestazioni. Tuttavia, né la scienza né un unico modello regolativo possono offrire una risposta definitiva: la “biodiversità dello sport” richiede infatti valutazioni differenziate secondo disciplina, livello competitivo e caratteristiche della pratica.
2025
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