La pandemia ci ha lasciato molte lezioni. Una delle più preziose è la conferma che un welfare vicino alle persone, radicato nei territori, capace di costruire reti e presìdi diffusi, è la strada più efficace non solo per affrontare le emergenze ma, soprattutto, per prendersi cura delle comunità. Un passaggio deciso da un welfare di protezione a uno di inclusione, che possa realmente diventare un tessuto vivo e omogeneo su tutto il territorio nazionale. Questo nuovo welfare non può essere pensato come qualcosa calato dall’alto, ma deve crescere insieme ai territori, alle comunità, alle persone che li abitano. È per questo che strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione diventano essenziali: servono spazi di confronto, di costruzione condivisa, di collaborazione reale tra istituzioni, servizi e terzo settore. Il cuore di tutto, però, resta l’ascolto. È dialogando con le famiglie, le comunità e gli operatori che si costruiscono risposte concrete. L’obiettivo deve essere chiaro: offrire un sostegno vero e continuo a chi vive, ogni giorno, situazioni di fragilità. In questo percorso si inserisce il Programma P.I.P.P.I., avviato nel 2011 grazie alla collaborazione tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’Università di Padova. Un programma nato per innovare gli interventi a favore delle famiglie vulnerabili, adottando un approccio integrato e olistico che mette al centro i bambini, i genitori, le relazioni, i contesti. La Regione Toscana ha scelto di aderire a P.I.P.P.I. nel 2013 e, da allora, ha continuato a crederci e a investirci, coinvolgendo progressivamente tutti i suoi ambiti territoriali. Con il supporto del PNRR, la Toscana è riuscita a estendere il progetto a tutte le 28 zone territoriali, raggiungendo circa 300 famiglie. Un traguardo importante, che si è potuto realizzare grazie a una visione condivisa e alla connessione con altre risorse regionali, sempre con un’attenzione particolare alla prevenzione, alla promozione del benessere e alla partecipazione attiva di bambini, bambine, adolescenti e genitori nei processi decisionali che li riguardano. Questa è la vera rivoluzione: superare la distanza tra chi offre i servizi e chi li riceve. Creare relazioni paritarie, costruire soluzioni insieme, riconoscere il diritto di ogni persona – a prescindere dalla propria condizione – a essere ascoltata, rispettata, coinvolta. Questo percorso Famiglie e operatori insieme è stato un nuovo capitolo di questo cammino. Un momento di incontro fra servizi, famiglie, istituzioni, università e realtà territoriali come l’Istituto degli Innocenti, che da sempre è al nostro fianco nella costruzione di percorsi capaci di rispondere alle sfide complesse della cura e dell’inclusione. Dopo oltre dieci anni di lavoro con il programma P.I.P.P.I., siamo ancora più convinti della direzione intrapresa. La nostra società cambia, si trasforma, ci pone davanti a nuovi bisogni. È per questo che dobbiamo continuare a investire su tre grandi assi: l’analisi attenta dei bisogni dei minorenni e famiglie, il lavoro in équipe multidisciplinari e la costruzione di risposte capaci di abbracciare la complessità, senza semplificazioni. Non basta proteggere, dobbiamo anche prevenire. Non basta “occuparsi dei più deboli” per spirito di solidarietà: dobbiamo farlo perché è un diritto, sancito dalla Costituzione.

Milani P. (2025). Cosa abbiamo imparato e Conclusioni: Sintesi del lavoro e passi verso nuovi orizzonti

Milani P.
2025

Abstract

La pandemia ci ha lasciato molte lezioni. Una delle più preziose è la conferma che un welfare vicino alle persone, radicato nei territori, capace di costruire reti e presìdi diffusi, è la strada più efficace non solo per affrontare le emergenze ma, soprattutto, per prendersi cura delle comunità. Un passaggio deciso da un welfare di protezione a uno di inclusione, che possa realmente diventare un tessuto vivo e omogeneo su tutto il territorio nazionale. Questo nuovo welfare non può essere pensato come qualcosa calato dall’alto, ma deve crescere insieme ai territori, alle comunità, alle persone che li abitano. È per questo che strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione diventano essenziali: servono spazi di confronto, di costruzione condivisa, di collaborazione reale tra istituzioni, servizi e terzo settore. Il cuore di tutto, però, resta l’ascolto. È dialogando con le famiglie, le comunità e gli operatori che si costruiscono risposte concrete. L’obiettivo deve essere chiaro: offrire un sostegno vero e continuo a chi vive, ogni giorno, situazioni di fragilità. In questo percorso si inserisce il Programma P.I.P.P.I., avviato nel 2011 grazie alla collaborazione tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’Università di Padova. Un programma nato per innovare gli interventi a favore delle famiglie vulnerabili, adottando un approccio integrato e olistico che mette al centro i bambini, i genitori, le relazioni, i contesti. La Regione Toscana ha scelto di aderire a P.I.P.P.I. nel 2013 e, da allora, ha continuato a crederci e a investirci, coinvolgendo progressivamente tutti i suoi ambiti territoriali. Con il supporto del PNRR, la Toscana è riuscita a estendere il progetto a tutte le 28 zone territoriali, raggiungendo circa 300 famiglie. Un traguardo importante, che si è potuto realizzare grazie a una visione condivisa e alla connessione con altre risorse regionali, sempre con un’attenzione particolare alla prevenzione, alla promozione del benessere e alla partecipazione attiva di bambini, bambine, adolescenti e genitori nei processi decisionali che li riguardano. Questa è la vera rivoluzione: superare la distanza tra chi offre i servizi e chi li riceve. Creare relazioni paritarie, costruire soluzioni insieme, riconoscere il diritto di ogni persona – a prescindere dalla propria condizione – a essere ascoltata, rispettata, coinvolta. Questo percorso Famiglie e operatori insieme è stato un nuovo capitolo di questo cammino. Un momento di incontro fra servizi, famiglie, istituzioni, università e realtà territoriali come l’Istituto degli Innocenti, che da sempre è al nostro fianco nella costruzione di percorsi capaci di rispondere alle sfide complesse della cura e dell’inclusione. Dopo oltre dieci anni di lavoro con il programma P.I.P.P.I., siamo ancora più convinti della direzione intrapresa. La nostra società cambia, si trasforma, ci pone davanti a nuovi bisogni. È per questo che dobbiamo continuare a investire su tre grandi assi: l’analisi attenta dei bisogni dei minorenni e famiglie, il lavoro in équipe multidisciplinari e la costruzione di risposte capaci di abbracciare la complessità, senza semplificazioni. Non basta proteggere, dobbiamo anche prevenire. Non basta “occuparsi dei più deboli” per spirito di solidarietà: dobbiamo farlo perché è un diritto, sancito dalla Costituzione.
2025
Famiglie e operatori insieme. Pratiche inedite per promuovere la partecipazione nei servizi
978-88-6374-135-3
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