Il paesaggio è un oggetto consustanziale al moderno. Si fa largo nella cultura europea tra pittura e teoria dell’arte del ‘500, contestualmente alla comparsa del lemma nelle diverse lingue indicando una generale capacità di relazione al territorio, mediata da una nuova esperienza visiva. Questa collocazione ne fa da subito un oggetto anfibio, strettamente legato alla rappresentazione e a una nuova esperienza del mondo. È questa funzione di «medianza» che la gran parte degli approcci filosofici riconosce al paesaggio, indicandolo come un luogo di sintesi tra rappresentazione umana e realtà geofisica, soggettività e mondo, proiezione culturale e realtà fenomenica. Si delinea così una storia ontologica del paesaggio che ne fa il sintomo dei dualismi della modernità e che finisce per archiviare il paesaggio tra gli strumenti inutili a pensare la complessità del rapporto tra umani e ambiente nel dibattito post-antropocenico. Eppure, il paesaggio ha svolto un ruolo determinante tanto per la nascita dell’Estetica quanto per quella dell’Ecologia. Ed è questo sodalizio che la presente ricerca si propone di indagare. Per questo la tesi si articola in quattro casi di paesaggio, collocati in un orizzonte temporale che va dal Rinascimento alle attuali ecologie della perturbazione. 1) Il primo capitolo si misura con la modernità epistemica del concetto di paesaggio a partire dalla teoria dell’arte del Rinascimento alle prese con l’introduzione del nuovo genere pittorico. Il paesaggio si propone come sintesi di una nuova relazionalità con il mondo e pone le premesse del superamento della teoria dell’arte fondata sulla mimesis di derivazione aristotelica. La pittura di paesaggio crea così le condizioni di un pensiero della sintesi fondato sulla visibilità fenomenica che sarà tra le premesse della conoscibilità e di un nuovo rapporto con la natura. 2) Il secondo capitolo si concentra sul dibattito scaturito dalla rivoluzione estetica del landscape garden del ‘700 inglese, dove la teoria dell’imitazione applicata all’arte del giardino inizia a pensare una natura agente, capace di esprimersi, animata da una capacità relazione impersonale. Si delinea qui una strada alternativa rispetto alla natura concepita dal cosiddetto naturalismo moderno, fortemente intrecciata con la nascente Estetica e con l’invenzione dell’ecologia di Alexander Von Humboldt. 3) Il terzo capitolo analizza l’ipoteca estetica sotto la quale la gran parte delle teorie del paesaggio colloca questo oggetto e che sfocia nel paradosso della negazione dell’universalità dell’esperienza di paesaggio. La capacità del paesaggio di rendere abitabile una realtà geofisica, il paesaggio inteso come medianza, si scontra con il paesaggio inteso come oggetto estetico, esperienza riservata a coloro che vivono una condizione di separazione dalla natura. È «il paradosso dei contadini. Si tratta qui di pensare la funzione traiettiva o deterritorializzante del paesaggio, inteso come un movimento di creazione di una nuova natura, inclusa quella umana. 4) Il quarto capitolo analizza la perdita di paesaggio e il collasso della facoltà di fare mondo tra rovine e paesaggi ruderali del contemporaneo. Si tratta di verificare l’operatività della categoria di paesaggio alla luce delle cosiddette ecologie della perturbazione nel post-Antropocene, muovendo una critica del paesaggio monumentalizzato. Il paesaggio va inteso come generazione di una nuova unità relazionale, un Terzo Paesaggio capace di includere la natura ibrida generata dall’effetto dell’attività antropica. Il paesaggio è dunque inteso come un dispositivo di relazione e di produzione di unità sintetiche che gli esempi passati in rassegna intrecciano ad ambiti del sapere diversi. Il paesaggio diventa l’indicatore di una relazionalità continua che apre la realtà geofisica in una funzione ecosimbolica continuamente reinventata.
Natura con cornice. Il paesaggio: un pensiero delle relazioni tra Estetica ed Ecologia / Bussoni, I.. - (2026 Sep 14).
Natura con cornice. Il paesaggio: un pensiero delle relazioni tra Estetica ed Ecologia
BUSSONI, ILARIA
2026
Abstract
Il paesaggio è un oggetto consustanziale al moderno. Si fa largo nella cultura europea tra pittura e teoria dell’arte del ‘500, contestualmente alla comparsa del lemma nelle diverse lingue indicando una generale capacità di relazione al territorio, mediata da una nuova esperienza visiva. Questa collocazione ne fa da subito un oggetto anfibio, strettamente legato alla rappresentazione e a una nuova esperienza del mondo. È questa funzione di «medianza» che la gran parte degli approcci filosofici riconosce al paesaggio, indicandolo come un luogo di sintesi tra rappresentazione umana e realtà geofisica, soggettività e mondo, proiezione culturale e realtà fenomenica. Si delinea così una storia ontologica del paesaggio che ne fa il sintomo dei dualismi della modernità e che finisce per archiviare il paesaggio tra gli strumenti inutili a pensare la complessità del rapporto tra umani e ambiente nel dibattito post-antropocenico. Eppure, il paesaggio ha svolto un ruolo determinante tanto per la nascita dell’Estetica quanto per quella dell’Ecologia. Ed è questo sodalizio che la presente ricerca si propone di indagare. Per questo la tesi si articola in quattro casi di paesaggio, collocati in un orizzonte temporale che va dal Rinascimento alle attuali ecologie della perturbazione. 1) Il primo capitolo si misura con la modernità epistemica del concetto di paesaggio a partire dalla teoria dell’arte del Rinascimento alle prese con l’introduzione del nuovo genere pittorico. Il paesaggio si propone come sintesi di una nuova relazionalità con il mondo e pone le premesse del superamento della teoria dell’arte fondata sulla mimesis di derivazione aristotelica. La pittura di paesaggio crea così le condizioni di un pensiero della sintesi fondato sulla visibilità fenomenica che sarà tra le premesse della conoscibilità e di un nuovo rapporto con la natura. 2) Il secondo capitolo si concentra sul dibattito scaturito dalla rivoluzione estetica del landscape garden del ‘700 inglese, dove la teoria dell’imitazione applicata all’arte del giardino inizia a pensare una natura agente, capace di esprimersi, animata da una capacità relazione impersonale. Si delinea qui una strada alternativa rispetto alla natura concepita dal cosiddetto naturalismo moderno, fortemente intrecciata con la nascente Estetica e con l’invenzione dell’ecologia di Alexander Von Humboldt. 3) Il terzo capitolo analizza l’ipoteca estetica sotto la quale la gran parte delle teorie del paesaggio colloca questo oggetto e che sfocia nel paradosso della negazione dell’universalità dell’esperienza di paesaggio. La capacità del paesaggio di rendere abitabile una realtà geofisica, il paesaggio inteso come medianza, si scontra con il paesaggio inteso come oggetto estetico, esperienza riservata a coloro che vivono una condizione di separazione dalla natura. È «il paradosso dei contadini. Si tratta qui di pensare la funzione traiettiva o deterritorializzante del paesaggio, inteso come un movimento di creazione di una nuova natura, inclusa quella umana. 4) Il quarto capitolo analizza la perdita di paesaggio e il collasso della facoltà di fare mondo tra rovine e paesaggi ruderali del contemporaneo. Si tratta di verificare l’operatività della categoria di paesaggio alla luce delle cosiddette ecologie della perturbazione nel post-Antropocene, muovendo una critica del paesaggio monumentalizzato. Il paesaggio va inteso come generazione di una nuova unità relazionale, un Terzo Paesaggio capace di includere la natura ibrida generata dall’effetto dell’attività antropica. Il paesaggio è dunque inteso come un dispositivo di relazione e di produzione di unità sintetiche che gli esempi passati in rassegna intrecciano ad ambiti del sapere diversi. Il paesaggio diventa l’indicatore di una relazionalità continua che apre la realtà geofisica in una funzione ecosimbolica continuamente reinventata.| File | Dimensione | Formato | |
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Descrizione: Tesi
Tipologia:
Tesi di dottorato
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