Questa tesi esplora la dissoluzione del soggetto moderno e il tentativo di ripensarne i fondamenti all’interno della filosofia francese della seconda metà del Novecento. L’attenzione principale è rivolta all’incontro tra l’insegnamento psicoanalitico di Jacques Lacan e la filosofia decostruttiva di Jacques Derrida, due autori che, pur operando in campi differenti, convergono nello sforzo di smantellare la garanzia metafisica di un soggetto autonomo e autosufficiente. Entrambi concepiscono la soggettività come costituita attraverso la sua esposizione all’alterità, un’esposizione che non può essere ridotta a una sintesi dialettica né ricondotta a una forma stabile. In Lacan, tale esposizione si articola attraverso i registri dell’immaginario, del simbolico e del reale, che mostrano come il soggetto emerga da una mancanza costitutiva e da un rapporto con l’Altro che resiste sempre a ogni chiusura. Il desiderio, in questa prospettiva, non è diretto verso un oggetto positivo, ma è sostenuto da un’assenza che struttura il soggetto dall’interno, mentre l’amore e la jouissance espongono l’impossibilità di un rapporto capace di superare il muro che separa l’uno dall’Altro. In Derrida, l’alterità viene elaborata attraverso le nozioni di différance, traccia e spettralità, che destabilizzano ogni tentativo di fondare il senso sulla presenza e dischiudono l’esigenza etica di una responsabilità infinita. L’Altro, in questa prospettiva, non è mai accessibile come figura pienamente presente, ma appare come un’insistenza spettrale che interrompe l’economia dell’identità e disloca il soggetto al di là di se stesso. Il dialogo tra Lacan e Derrida, così come sviluppato in questo studio, non mira a conciliare due quadri teorici eterogenei. Piuttosto, mette in luce la risonanza dei loro approcci nel far emergere una concezione della soggettività permanentemente instabile, fratturata ed esposta. Ciò che ne risulta è la possibilità di un’etica e di una politica che rifiutano appropriazione e padronanza, cercando invece di sostenere la distanza e l’opacità dell’Altro come condizione stessa della relazione. Il soggetto, lungi dall’essere un centro fondativo, si rivela un effetto di dislocazione, costituito nella sua vulnerabilità e nella sua apertura a ciò che lo eccede. Seguendo questo duplice itinerario, la tesi sostiene che l’incontro con l’Altro, sia in senso lacaniano sia in senso derridiano, si riveli come il luogo ineludibile in cui la filosofia è chiamata a ripensare le proprie categorie al di là del paradigma metafisico della presenza, e in cui la responsabilità prende forma come compito infinito e non possedibile
Il soggetto senza fondamento: Lacan, Derrida e l'esperienza dell'altro / Ceccon, J.. - (2025 Dec 19).
Il soggetto senza fondamento: Lacan, Derrida e l'esperienza dell'altro
CECCON, JACOPO
2025
Abstract
Questa tesi esplora la dissoluzione del soggetto moderno e il tentativo di ripensarne i fondamenti all’interno della filosofia francese della seconda metà del Novecento. L’attenzione principale è rivolta all’incontro tra l’insegnamento psicoanalitico di Jacques Lacan e la filosofia decostruttiva di Jacques Derrida, due autori che, pur operando in campi differenti, convergono nello sforzo di smantellare la garanzia metafisica di un soggetto autonomo e autosufficiente. Entrambi concepiscono la soggettività come costituita attraverso la sua esposizione all’alterità, un’esposizione che non può essere ridotta a una sintesi dialettica né ricondotta a una forma stabile. In Lacan, tale esposizione si articola attraverso i registri dell’immaginario, del simbolico e del reale, che mostrano come il soggetto emerga da una mancanza costitutiva e da un rapporto con l’Altro che resiste sempre a ogni chiusura. Il desiderio, in questa prospettiva, non è diretto verso un oggetto positivo, ma è sostenuto da un’assenza che struttura il soggetto dall’interno, mentre l’amore e la jouissance espongono l’impossibilità di un rapporto capace di superare il muro che separa l’uno dall’Altro. In Derrida, l’alterità viene elaborata attraverso le nozioni di différance, traccia e spettralità, che destabilizzano ogni tentativo di fondare il senso sulla presenza e dischiudono l’esigenza etica di una responsabilità infinita. L’Altro, in questa prospettiva, non è mai accessibile come figura pienamente presente, ma appare come un’insistenza spettrale che interrompe l’economia dell’identità e disloca il soggetto al di là di se stesso. Il dialogo tra Lacan e Derrida, così come sviluppato in questo studio, non mira a conciliare due quadri teorici eterogenei. Piuttosto, mette in luce la risonanza dei loro approcci nel far emergere una concezione della soggettività permanentemente instabile, fratturata ed esposta. Ciò che ne risulta è la possibilità di un’etica e di una politica che rifiutano appropriazione e padronanza, cercando invece di sostenere la distanza e l’opacità dell’Altro come condizione stessa della relazione. Il soggetto, lungi dall’essere un centro fondativo, si rivela un effetto di dislocazione, costituito nella sua vulnerabilità e nella sua apertura a ciò che lo eccede. Seguendo questo duplice itinerario, la tesi sostiene che l’incontro con l’Altro, sia in senso lacaniano sia in senso derridiano, si riveli come il luogo ineludibile in cui la filosofia è chiamata a ripensare le proprie categorie al di là del paradigma metafisico della presenza, e in cui la responsabilità prende forma come compito infinito e non possedibile| File | Dimensione | Formato | |
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