Nel contesto dell’etica normativa, spesso, i diversi approcci teorici vengono messi a confronto con l’obiettivo di vagliare gli esiti a cui essi giungono a partire da una questione specifica. La questione non è semplicemente applicativa, ma anche teorica, laddove il fallimento di rendere conto di certi fatti moralmente rilevanti si costituisce come uno screditamento dell’approccio anche ad un livello teorico. L’etica kantiana, fin dai suoi esordi, si è dovuta difendere da controargomentazioni che cercano di rivelare situazioni in cui l’approccio deontologico ci porterebbe verso conclusioni controintuitive. Il presente saggio si inserisce in questa lunga tradizione di tentativi di sottolineare i limiti della filosofia pratica di Kant nel rendere ragione di alcune esperienze morali diffuse. A tal proposito, le cosiddette «azioni supererogatorie» (che rappresentano uno dei maggiori interessi normativi degli ultimi decenni) si costituiscono come un problema teorico non secondario per gli esponenti dell’etica kantiana. Nello specifico, non solo il sacrificio eroico sembra rappresentare un’eccedenza rispetto al paradigma deontologico, ma anche un estemporaneo atto di generosità in cui il sacrificio del benefattore è marginale. Questa seconda occorrenza di azione supererogatoria sarà il focus specifico delle pagine che seguono; più in generale, emergerà come vi diano dimensioni significative dell’esperienza pratica non adeguatamente considerate e valorizzate dal monismo etico di matrice kantiana. Va detto, tuttavia, che il dibattito sull’ampiezza dell’etica kantiana non è unitario e presenta interpretazioni diverse se si segue la via di una rigorosa aderenza al testo del filosofo prussiano o se si prediligono gli sviluppi più recenti dell’approccio kantiano in etica normativa. Di ciò, si offrirà qui una panoramica. Inoltre, a ben vedere, l’eccedenza teorica del supererogatorio non sembra essere circoscritta all’etica kantiana, ma si dimostra problematica, mutatis mutandis, anche per alcuni specifici approcci consequenzialisti (e.g. l’utilitarismo massimizzante). Per tale motivo, in conclusione, questo saggio introdurrà, brevemente, all’abbandono del monismo in etica normativa a favore di un approccio pluralista, capace di spiegare un maggior numero di fenomeni morali.

La buona azione che fa la differenza. Atti supererogatori e i limiti dell’etica di Kant

SIMONE GRIGOLETTO
2026

Abstract

Nel contesto dell’etica normativa, spesso, i diversi approcci teorici vengono messi a confronto con l’obiettivo di vagliare gli esiti a cui essi giungono a partire da una questione specifica. La questione non è semplicemente applicativa, ma anche teorica, laddove il fallimento di rendere conto di certi fatti moralmente rilevanti si costituisce come uno screditamento dell’approccio anche ad un livello teorico. L’etica kantiana, fin dai suoi esordi, si è dovuta difendere da controargomentazioni che cercano di rivelare situazioni in cui l’approccio deontologico ci porterebbe verso conclusioni controintuitive. Il presente saggio si inserisce in questa lunga tradizione di tentativi di sottolineare i limiti della filosofia pratica di Kant nel rendere ragione di alcune esperienze morali diffuse. A tal proposito, le cosiddette «azioni supererogatorie» (che rappresentano uno dei maggiori interessi normativi degli ultimi decenni) si costituiscono come un problema teorico non secondario per gli esponenti dell’etica kantiana. Nello specifico, non solo il sacrificio eroico sembra rappresentare un’eccedenza rispetto al paradigma deontologico, ma anche un estemporaneo atto di generosità in cui il sacrificio del benefattore è marginale. Questa seconda occorrenza di azione supererogatoria sarà il focus specifico delle pagine che seguono; più in generale, emergerà come vi diano dimensioni significative dell’esperienza pratica non adeguatamente considerate e valorizzate dal monismo etico di matrice kantiana. Va detto, tuttavia, che il dibattito sull’ampiezza dell’etica kantiana non è unitario e presenta interpretazioni diverse se si segue la via di una rigorosa aderenza al testo del filosofo prussiano o se si prediligono gli sviluppi più recenti dell’approccio kantiano in etica normativa. Di ciò, si offrirà qui una panoramica. Inoltre, a ben vedere, l’eccedenza teorica del supererogatorio non sembra essere circoscritta all’etica kantiana, ma si dimostra problematica, mutatis mutandis, anche per alcuni specifici approcci consequenzialisti (e.g. l’utilitarismo massimizzante). Per tale motivo, in conclusione, questo saggio introdurrà, brevemente, all’abbandono del monismo in etica normativa a favore di un approccio pluralista, capace di spiegare un maggior numero di fenomeni morali.
2026
Etica Normativa
978-88-5529-675-5
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