A partire da una ricerca etnografica sulle economie informali e le culture alimentari nella Toscana contemporanea, l’articolo riprende alcune delle questioni sollevate da Fabio Dei in Etica e politica nell’epoca del pop, interrogandosi sul ruolo della cultura nella costruzione delle pratiche quotidiane e sulla specificità conoscitiva dell’etnografia. Al centro dell’analisi è il caso di tre donne della Valdelsa, figlie di mezzadri e con una lunga esperienza di impegno sindacale e politico, che dopo il pensionamento hanno acquistato e coltivano insieme un orto. Lungi dal configurarsi semplicemente come rifugio nostalgico nella sfera privata o come riproduzione di ruoli tradizionali di genere, le loro pratiche mostrano una complessa riarticolazione di disposizioni etiche e relazionali sedimentate lungo le rispettive traiettorie biografiche. L’orto diventa così uno spazio nel quale passato e presente, pubblico e privato, memoria e immaginazione, condizionamenti strutturali e agency si intrecciano nella produzione quotidiana di forme di vita parzialmente sottratte alle logiche della mercificazione. Attraverso questo caso, l’articolo sostiene che la capacità dell’etnografia di restituire la complessità delle pratiche sociali non risiede soltanto nella sospensione di letture normative o “moralizzanti”, ma anche nell’assunzione di una specifica responsabilità interpretativa. Estendere lo sguardo etnografico alla cultura di massa e a forme apparentemente ordinarie della vita quotidiana può così contribuire a riaffermare la specificità dell’antropologia come strumento di comprensione critica del presente.
Etica e politica nell’orto. L’urgenza etnografica e l’istanza interpretativa
Dario Nardini
2026
Abstract
A partire da una ricerca etnografica sulle economie informali e le culture alimentari nella Toscana contemporanea, l’articolo riprende alcune delle questioni sollevate da Fabio Dei in Etica e politica nell’epoca del pop, interrogandosi sul ruolo della cultura nella costruzione delle pratiche quotidiane e sulla specificità conoscitiva dell’etnografia. Al centro dell’analisi è il caso di tre donne della Valdelsa, figlie di mezzadri e con una lunga esperienza di impegno sindacale e politico, che dopo il pensionamento hanno acquistato e coltivano insieme un orto. Lungi dal configurarsi semplicemente come rifugio nostalgico nella sfera privata o come riproduzione di ruoli tradizionali di genere, le loro pratiche mostrano una complessa riarticolazione di disposizioni etiche e relazionali sedimentate lungo le rispettive traiettorie biografiche. L’orto diventa così uno spazio nel quale passato e presente, pubblico e privato, memoria e immaginazione, condizionamenti strutturali e agency si intrecciano nella produzione quotidiana di forme di vita parzialmente sottratte alle logiche della mercificazione. Attraverso questo caso, l’articolo sostiene che la capacità dell’etnografia di restituire la complessità delle pratiche sociali non risiede soltanto nella sospensione di letture normative o “moralizzanti”, ma anche nell’assunzione di una specifica responsabilità interpretativa. Estendere lo sguardo etnografico alla cultura di massa e a forme apparentemente ordinarie della vita quotidiana può così contribuire a riaffermare la specificità dell’antropologia come strumento di comprensione critica del presente.Pubblicazioni consigliate
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