L'Africa è attualmente il continente al mondo con il più intenso tasso di urbanizzazione. Questa urbanizzazione rappresenta una sfida enorme per insediamenti e territori localizzati nell'ambito di contesti che non fanno riferimento ad un quadro normativo ed istituzionale consolidato e che si trovano all'interno di situazioni di povertà cronica. In questo contesto, le città esistenti sono spesso sottoposte a processi di congestionamento e sovra popolazione, come avvenuto in epoche precedenti in altre parti del mondo. Per rispondere a questa situazione nuova per il continente africano, si rende necessaria la messa a punto di strumenti di pianificazione adeguati, soprattutto perché lo Stato e i promotori privati vedono in questo contesto in maniera crescente un nuovo mercato per la costruzione di insediamenti e addizioni urbane in aree non precedentemente edificate. In un momento in cui, nel resto del mondo si vanno consolidando modelli attenti ai valori ambientali e alla sostenibilità, il rischio è che invece, in questo modo, in Africa si proceda in direzione opposta, avviando una risposta errata alla nuova domanda abitativa. In molti casi inoltre, i progetti in corso finiscono per attrarre prevalentemente investitori, capitali e compagnie internazionali ed essere rivolti esclusivamente alla classe media e medio-alta, tralasciando i gruppi sociali a basso reddito, che costituiscono la maggioranza degli abitanti e i gruppi sociali che in primis avrebbero bisogno di nuove forme dell'abitare e dunque finendo per proporre anche in questo senso un modello di sviluppo poco sostenibile. Il paper intende mettere a fuoco tutte le considerazioni di cui sopra attraverso l’indagine di un caso studio specifico, costituito dal Cameroun e dalla città di Yaoundé in particolare. Per quanto riguarda gli esiti, ci si attende che emerga come la produzione ufficiale di abitazioni non riesca comunque a trovare corrispondenza in un aumento e una stabilità di reddito da parte di coloro che dovrebbero costituire i destinatari delle politiche e dei progetti. Questo scenario potrebbe portare a sottolineare l’importanza ad esempio di iniziative di microfinanza, capaci di estendere il target di intervento, e di produrre forme di sviluppo locale non autoritative, venendo così ad incrinare la contrapposizione tra grandi interventi condotti dall’autorità legittima e l’enigma degli slums e delle abitazioni informali ed illegali, che comunque proliferano e si riproducono, perpetuando le forme dell’esclusione e della disuguaglianza

La città della Sub-Saharan Africa e le politiche dell'abitare

Dunia Mittner
2025

Abstract

L'Africa è attualmente il continente al mondo con il più intenso tasso di urbanizzazione. Questa urbanizzazione rappresenta una sfida enorme per insediamenti e territori localizzati nell'ambito di contesti che non fanno riferimento ad un quadro normativo ed istituzionale consolidato e che si trovano all'interno di situazioni di povertà cronica. In questo contesto, le città esistenti sono spesso sottoposte a processi di congestionamento e sovra popolazione, come avvenuto in epoche precedenti in altre parti del mondo. Per rispondere a questa situazione nuova per il continente africano, si rende necessaria la messa a punto di strumenti di pianificazione adeguati, soprattutto perché lo Stato e i promotori privati vedono in questo contesto in maniera crescente un nuovo mercato per la costruzione di insediamenti e addizioni urbane in aree non precedentemente edificate. In un momento in cui, nel resto del mondo si vanno consolidando modelli attenti ai valori ambientali e alla sostenibilità, il rischio è che invece, in questo modo, in Africa si proceda in direzione opposta, avviando una risposta errata alla nuova domanda abitativa. In molti casi inoltre, i progetti in corso finiscono per attrarre prevalentemente investitori, capitali e compagnie internazionali ed essere rivolti esclusivamente alla classe media e medio-alta, tralasciando i gruppi sociali a basso reddito, che costituiscono la maggioranza degli abitanti e i gruppi sociali che in primis avrebbero bisogno di nuove forme dell'abitare e dunque finendo per proporre anche in questo senso un modello di sviluppo poco sostenibile. Il paper intende mettere a fuoco tutte le considerazioni di cui sopra attraverso l’indagine di un caso studio specifico, costituito dal Cameroun e dalla città di Yaoundé in particolare. Per quanto riguarda gli esiti, ci si attende che emerga come la produzione ufficiale di abitazioni non riesca comunque a trovare corrispondenza in un aumento e una stabilità di reddito da parte di coloro che dovrebbero costituire i destinatari delle politiche e dei progetti. Questo scenario potrebbe portare a sottolineare l’importanza ad esempio di iniziative di microfinanza, capaci di estendere il target di intervento, e di produrre forme di sviluppo locale non autoritative, venendo così ad incrinare la contrapposizione tra grandi interventi condotti dall’autorità legittima e l’enigma degli slums e delle abitazioni informali ed illegali, che comunque proliferano e si riproducono, perpetuando le forme dell’esclusione e della disuguaglianza
2025
Case e servizi, Atti della XXVI Conferenza Nazionale SIU
"Nuove ecologie territoriali. Coabitare mondi che cambiano"
978-88-99237-77-6
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