Il contributo indaga una declinazione liminale della figura dell’eremita nella letteratura e nell’immaginario medievale: non soltanto guida spirituale e interprete morale del cammino cavalleresco, ma custode delle soglie, mediatore tra mondo umano e dimensione soprannaturale. Attraverso il confronto fra tre figure appartenenti a tradizioni diverse – Merlino nella materia arturiana, Suibhne nella tradizione medioirlandese e Spina de Mul nel folklore ladino dolomitico – l’articolo mette in luce la persistenza di un paradigma arcaico, in cui l’isolamento nel bosco, nella montagna o negli spazi marginali equivale a una collocazione in un luogo privilegiato di potere, visione e trasformazione. Merlino, Suibhne e Spina de Mul condividono infatti tratti sciamanici e liminali: la relazione con la foresta e l’altrove, la follia o l’estraneità rispetto all’ordine civile, la funzione profetica, il rapporto con la voce, il grido, la risata e le forme primordiali dell’espressione. In ciascuno di essi il margine diviene spazio generativo, punto di crisi e insieme di rifondazione: luogo in cui il personaggio esce dall’ordine sociale per accedere a una sapienza altra, destinata a sopravvivere come eco, profezia, racconto o memoria mitica. L’articolo mostra così come queste figure di “eremiti-sciamani” ridefiniscano la soglia come cronotopo centrale della narrazione medievale: interzona simbolica in cui si compiono passaggi di stato, mutamenti epocali e trasformazioni dell’identità.
Eremiti e custodi delle soglie: Merlino, Suibhne e Spina de Mul
Elena Muzzolon
2025
Abstract
Il contributo indaga una declinazione liminale della figura dell’eremita nella letteratura e nell’immaginario medievale: non soltanto guida spirituale e interprete morale del cammino cavalleresco, ma custode delle soglie, mediatore tra mondo umano e dimensione soprannaturale. Attraverso il confronto fra tre figure appartenenti a tradizioni diverse – Merlino nella materia arturiana, Suibhne nella tradizione medioirlandese e Spina de Mul nel folklore ladino dolomitico – l’articolo mette in luce la persistenza di un paradigma arcaico, in cui l’isolamento nel bosco, nella montagna o negli spazi marginali equivale a una collocazione in un luogo privilegiato di potere, visione e trasformazione. Merlino, Suibhne e Spina de Mul condividono infatti tratti sciamanici e liminali: la relazione con la foresta e l’altrove, la follia o l’estraneità rispetto all’ordine civile, la funzione profetica, il rapporto con la voce, il grido, la risata e le forme primordiali dell’espressione. In ciascuno di essi il margine diviene spazio generativo, punto di crisi e insieme di rifondazione: luogo in cui il personaggio esce dall’ordine sociale per accedere a una sapienza altra, destinata a sopravvivere come eco, profezia, racconto o memoria mitica. L’articolo mostra così come queste figure di “eremiti-sciamani” ridefiniscano la soglia come cronotopo centrale della narrazione medievale: interzona simbolica in cui si compiono passaggi di stato, mutamenti epocali e trasformazioni dell’identità.Pubblicazioni consigliate
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