Il contributo indaga il motivo della cavalcata estatica nella matière de Bretagne, assumendo la giunzione tra cavaliere e cavallo come figura centaurica, veicolo di potenziamento, alterazione percettiva e attraversamento dell’altrove. A partire dall’immaginario folklorico e sciamanico del cavallo psicopompo – animale del volo, della trance e della mediazione fra i mondi – l’articolo analizza una serie di episodi tratti dalla narrativa arturiana d’oïl e occitanica, tra cui il Lancelot ou le Chevalier de la Charrette, il Conte du Graal, la Deuxième Continuation, il Chevalier à l’épée, il Chevalier aux deux épées, il Meraugis de Portlesguez, il Jaufre e il Vair Palefroi. In queste sequenze, il cavaliere assorto, addormentato in sella, oblioso di sé o immerso in un pensiero assoluto, non appare come un eroe indebolito o distratto, ma come una figura liminare, capace di entrare in stati modificati di coscienza e di affidarsi alla sapienza orientante del destriero. Attraverso l’analisi dei rapporti fra movimento e immobilità, rumore e silenzio, pensiero e azione, il saggio mostra come l’estasi equestre costituisca una vera tecnica narrativa dell’avventura: la sospensione sensoriale del cavaliere prepara il passaggio di soglia, l’accesso all’alterità, il rilancio dell’energia eroica. Il cavallo è corpo del desiderio e del pensiero, guida psicopompa e animale iniziatico, capace di condurre l’eroe lungo i sentieri dell’oltretempo. La cavalcata trasognata si rivela quale una delle forme più dense dell’immaginario arturiano: luogo in cui la cerca esteriore si contrae in avventura interiore e il cavaliere, sospeso tra mondo profano e dimensione mitica, diviene erede del centauro. The article examines the motif of the ecstatic ride in the matière de Bretagne, reading the conjunction between knight and horse as a centauric figure: a vehicle of empowerment, perceptual alteration, and passage into the Otherworld. Starting from the folkloric and shamanic imaginary of the psychopomp horse — an animal of flight, trance, and mediation between worlds — the article analyses a series of episodes drawn from Arthurian narrative in Old French and Occitan, including the Lancelot ou le Chevalier de la Charrette, the Conte du Graal, the Deuxième Continuation, the Chevalier à l’épée, the Chevalier aux deux épées, Meraugis de Portlesguez, Jaufre, and the Vair Palefroi. In these sequences, the absorbed knight, asleep in the saddle, oblivious to himself or immersed in an absolute thought, does not appear as a weakened or distracted hero, but as a liminal figure, capable of entering altered states of consciousness and entrusting himself to the orienting wisdom of the steed. Through an analysis of the relationships between movement and immobility, noise and silence, thought and action, the essay shows how equestrian ecstasy constitutes a genuine narrative technique of adventure: the knight’s sensory suspension prepares the crossing of a threshold, access to alterity, and the renewal of heroic energy. The horse is the body of desire and thought, a psychopomp guide and initiatory animal, capable of leading the hero along the paths of beyond-time. The dreamlike ride thus emerges as one of the densest forms of the Arthurian imaginary: a place in which the outward quest contracts into inner adventure and the knight, suspended between the profane world and the mythical dimension, becomes an heir of the centaur.
Cavalcate di sogno: asincronie, sprofondamenti e vertigini dell’estasi equestre nella matière de Bretagne
Elena Muzzolon
2025
Abstract
Il contributo indaga il motivo della cavalcata estatica nella matière de Bretagne, assumendo la giunzione tra cavaliere e cavallo come figura centaurica, veicolo di potenziamento, alterazione percettiva e attraversamento dell’altrove. A partire dall’immaginario folklorico e sciamanico del cavallo psicopompo – animale del volo, della trance e della mediazione fra i mondi – l’articolo analizza una serie di episodi tratti dalla narrativa arturiana d’oïl e occitanica, tra cui il Lancelot ou le Chevalier de la Charrette, il Conte du Graal, la Deuxième Continuation, il Chevalier à l’épée, il Chevalier aux deux épées, il Meraugis de Portlesguez, il Jaufre e il Vair Palefroi. In queste sequenze, il cavaliere assorto, addormentato in sella, oblioso di sé o immerso in un pensiero assoluto, non appare come un eroe indebolito o distratto, ma come una figura liminare, capace di entrare in stati modificati di coscienza e di affidarsi alla sapienza orientante del destriero. Attraverso l’analisi dei rapporti fra movimento e immobilità, rumore e silenzio, pensiero e azione, il saggio mostra come l’estasi equestre costituisca una vera tecnica narrativa dell’avventura: la sospensione sensoriale del cavaliere prepara il passaggio di soglia, l’accesso all’alterità, il rilancio dell’energia eroica. Il cavallo è corpo del desiderio e del pensiero, guida psicopompa e animale iniziatico, capace di condurre l’eroe lungo i sentieri dell’oltretempo. La cavalcata trasognata si rivela quale una delle forme più dense dell’immaginario arturiano: luogo in cui la cerca esteriore si contrae in avventura interiore e il cavaliere, sospeso tra mondo profano e dimensione mitica, diviene erede del centauro. The article examines the motif of the ecstatic ride in the matière de Bretagne, reading the conjunction between knight and horse as a centauric figure: a vehicle of empowerment, perceptual alteration, and passage into the Otherworld. Starting from the folkloric and shamanic imaginary of the psychopomp horse — an animal of flight, trance, and mediation between worlds — the article analyses a series of episodes drawn from Arthurian narrative in Old French and Occitan, including the Lancelot ou le Chevalier de la Charrette, the Conte du Graal, the Deuxième Continuation, the Chevalier à l’épée, the Chevalier aux deux épées, Meraugis de Portlesguez, Jaufre, and the Vair Palefroi. In these sequences, the absorbed knight, asleep in the saddle, oblivious to himself or immersed in an absolute thought, does not appear as a weakened or distracted hero, but as a liminal figure, capable of entering altered states of consciousness and entrusting himself to the orienting wisdom of the steed. Through an analysis of the relationships between movement and immobility, noise and silence, thought and action, the essay shows how equestrian ecstasy constitutes a genuine narrative technique of adventure: the knight’s sensory suspension prepares the crossing of a threshold, access to alterity, and the renewal of heroic energy. The horse is the body of desire and thought, a psychopomp guide and initiatory animal, capable of leading the hero along the paths of beyond-time. The dreamlike ride thus emerges as one of the densest forms of the Arthurian imaginary: a place in which the outward quest contracts into inner adventure and the knight, suspended between the profane world and the mythical dimension, becomes an heir of the centaur.Pubblicazioni consigliate
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