Riassunto: Nel romanzo arturiano d’oïl il combattimento si annuncia anzitutto come fatto d’udito: prima che la sequenza dei gesti si disponga in traiettorie riconoscibili, la guerra entra nel racconto come pressione sonora che investe lo spazio e dispone una comunità d’ascolto. Muovendo dalla morfologia del soundscape (R. M. Schafer) e dalla nozione di belliphonic (J. M. Daughtry), l’articolo legge il fragore cavalleresco non come mera intensità acustica, ma come regime sensibile capace di territorializzare l’ambiente e di produrre prestigio. In dialogo con le riflessioni di Steve Goodman sul sonic warfare, la noise medievale appare come forza di contatto che opera a livello pre-semantico, incidendo sulle disposizioni percettive e sulle posture collettive, e conferendo a luo- ghi e architetture una funzione attiva di propagazione e di amplificazione dell’evento. Entro questa ecologia, la spada emerge come dispositivo di condensazione: timbro, scintilla, ritmo, firma breve in cui il valore si fa attestabile perché la materia “parla” in forma di vibrazione. Dal lai metallico del Cligès alle risonanze boschive del Perlesvaus, fino alle onde d’urto urbane del Lancelot en prose, il “canto” della lama si rivela come punto di sutura fra gesto eroico, memoria arcaica e politica del sensibile. Abstract: In Old French Arthurian romance, combat announces itself first as an affair of hearing: before the sequence of gestures arranges itself into recognisable trajectories, war enters the narrative as a sonic pressure that seizes space and constitutes a community of listeners. Drawing on R. Murray Schafer’s morphology of the soundscape and on J. Martin Daughtry’s notion of the belliphonic, this article reads chivalric clamour not as mere acoustic intensity, but as a sensory regime capable of ter- ritorialising the environment and producing symbolic prestige. In dialogue with Steve Goodman’s reflections on sonic warfare, medieval noise emerges as a force of contact operating at a pre-semantic level, shaping perceptual dispositions and collective bodily postures, and granting places and built structures an active function in propagating and amplifying the event. Within this ecology, the sword appears as a principle of condensation – timbre, spark, rhythm – a brief signature through which value becomes publicly legible, since matter itself “speaks” in the form of vibration. From the metal- lic lai of Cligès to the woodland resonances of Perlesvaus, and onwards to the urban shockwaves of Lancelot en prose, the blade’s “song” reveals itself as a hinge between heroic gesture, archaic memory, and a politics of the sensible.

Figure del fragore: bellifonia e canto della spada nel romanzo arturiano d’oïl

Elena Muzzolon
2025

Abstract

Riassunto: Nel romanzo arturiano d’oïl il combattimento si annuncia anzitutto come fatto d’udito: prima che la sequenza dei gesti si disponga in traiettorie riconoscibili, la guerra entra nel racconto come pressione sonora che investe lo spazio e dispone una comunità d’ascolto. Muovendo dalla morfologia del soundscape (R. M. Schafer) e dalla nozione di belliphonic (J. M. Daughtry), l’articolo legge il fragore cavalleresco non come mera intensità acustica, ma come regime sensibile capace di territorializzare l’ambiente e di produrre prestigio. In dialogo con le riflessioni di Steve Goodman sul sonic warfare, la noise medievale appare come forza di contatto che opera a livello pre-semantico, incidendo sulle disposizioni percettive e sulle posture collettive, e conferendo a luo- ghi e architetture una funzione attiva di propagazione e di amplificazione dell’evento. Entro questa ecologia, la spada emerge come dispositivo di condensazione: timbro, scintilla, ritmo, firma breve in cui il valore si fa attestabile perché la materia “parla” in forma di vibrazione. Dal lai metallico del Cligès alle risonanze boschive del Perlesvaus, fino alle onde d’urto urbane del Lancelot en prose, il “canto” della lama si rivela come punto di sutura fra gesto eroico, memoria arcaica e politica del sensibile. Abstract: In Old French Arthurian romance, combat announces itself first as an affair of hearing: before the sequence of gestures arranges itself into recognisable trajectories, war enters the narrative as a sonic pressure that seizes space and constitutes a community of listeners. Drawing on R. Murray Schafer’s morphology of the soundscape and on J. Martin Daughtry’s notion of the belliphonic, this article reads chivalric clamour not as mere acoustic intensity, but as a sensory regime capable of ter- ritorialising the environment and producing symbolic prestige. In dialogue with Steve Goodman’s reflections on sonic warfare, medieval noise emerges as a force of contact operating at a pre-semantic level, shaping perceptual dispositions and collective bodily postures, and granting places and built structures an active function in propagating and amplifying the event. Within this ecology, the sword appears as a principle of condensation – timbre, spark, rhythm – a brief signature through which value becomes publicly legible, since matter itself “speaks” in the form of vibration. From the metal- lic lai of Cligès to the woodland resonances of Perlesvaus, and onwards to the urban shockwaves of Lancelot en prose, the blade’s “song” reveals itself as a hinge between heroic gesture, archaic memory, and a politics of the sensible.
2025
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