Quel complesso insieme di tradizioni, costumi, atteggiamenti mentali e istituzioni che appartiene al nostro medioevo occidentale, e che noi usiamo indicare con il termine policomprensivo di “cavalleria”, si sviluppò lentamente a partire dal X secolo (ma le sue radici profonde sono ben più antiche) per giungere a maturazione tra XI e XIII – l’“età cavalleresca” per eccellenza: quella delle crociate, degli Ordini religioso-militari, della cultura cortese – e quindi lentamente decadere, non senza però episodici “ritorni di fiamma”, anzi talora autentici revival. Se da un lato, ad esempio, l’uso massiccio delle fanterie e l’impiego dell’artiglieria dettero, a partire dalla fine del Quattrocento, un colpo definitivo al già provato prestigio militare della cavalleria, è un fatto che il Cinquecento segnò in parecchi paesi, Italia compresa, un ritorno d’interesse per tutto quanto riconduceva alla mentalità cavalleresca e a quella nobiliare che in essa trovava il primo e più vitale nutrimento. L’esser “cavaliere”, sia pure di uno dei molti ordini creati dai vari sovrani a partire dalla fine del medioevo per premiare e per tenere legati alla loro casa i sudditi più capaci e intraprendenti, costituì un vanto per generazioni intere di piccoli nobili e di borghesi arricchiti o illustrati da professioni liberali. Nel contesto del dibattito suscitato dagli scritti di Franco Cardini sulla cavalleria medievale, due saggi rispettivamente dovuti a Elena Muzzolon e ad Alvaro Barbieri hanno incontrato in modo specifico e centrale l’oggetto dello studio cardiniano in rapporto all’opera generale dello studioso, alla sua genesi e al suo significato: il senso e la natura dell’esperienza cavalleresca. Tema che va ben oltre il pur molto ampio panorama delle istituzioni, delle strutture, dei “caratteri originali” della cavalleria e in ultima analisi del suo stesso senso.

Franco Cardini, con Alvaro Barbieri ed Elena Muzzolon, La croce, il sangue e le rose. Un’idea della cavalleria medievale, Lucca, La Vela, 2025

Alvaro Barbieri
;
Elena Muzzolon
2025

Abstract

Quel complesso insieme di tradizioni, costumi, atteggiamenti mentali e istituzioni che appartiene al nostro medioevo occidentale, e che noi usiamo indicare con il termine policomprensivo di “cavalleria”, si sviluppò lentamente a partire dal X secolo (ma le sue radici profonde sono ben più antiche) per giungere a maturazione tra XI e XIII – l’“età cavalleresca” per eccellenza: quella delle crociate, degli Ordini religioso-militari, della cultura cortese – e quindi lentamente decadere, non senza però episodici “ritorni di fiamma”, anzi talora autentici revival. Se da un lato, ad esempio, l’uso massiccio delle fanterie e l’impiego dell’artiglieria dettero, a partire dalla fine del Quattrocento, un colpo definitivo al già provato prestigio militare della cavalleria, è un fatto che il Cinquecento segnò in parecchi paesi, Italia compresa, un ritorno d’interesse per tutto quanto riconduceva alla mentalità cavalleresca e a quella nobiliare che in essa trovava il primo e più vitale nutrimento. L’esser “cavaliere”, sia pure di uno dei molti ordini creati dai vari sovrani a partire dalla fine del medioevo per premiare e per tenere legati alla loro casa i sudditi più capaci e intraprendenti, costituì un vanto per generazioni intere di piccoli nobili e di borghesi arricchiti o illustrati da professioni liberali. Nel contesto del dibattito suscitato dagli scritti di Franco Cardini sulla cavalleria medievale, due saggi rispettivamente dovuti a Elena Muzzolon e ad Alvaro Barbieri hanno incontrato in modo specifico e centrale l’oggetto dello studio cardiniano in rapporto all’opera generale dello studioso, alla sua genesi e al suo significato: il senso e la natura dell’esperienza cavalleresca. Tema che va ben oltre il pur molto ampio panorama delle istituzioni, delle strutture, dei “caratteri originali” della cavalleria e in ultima analisi del suo stesso senso.
2025
979-12-80920-75-1
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