Il nostro contributo si comporrà di due parti. Nella prima parte, ci impegneremo in un attraversamento della cibernetica teso a mostrare come nei lavori dei suoi più autorevoli rappresentanti possa essere scorto innanzitutto un tentativo di riabilitazione dei concetti di fine e teleologia, coerente con una più generale riforma della postura meccanicista e determinista ereditata – ma, al contempo, problematizzata e fatta rinascere dalle ceneri della sua crisi – dalla scienza moderna. Cercheremo di mostrare come la posta in gioco della cibernetica non sia stata – come molta parte della letteratura scientifica esistente ancora sostiene – quella di una critica del meccanicismo e del determinismo moderno, ma piuttosto quella di un loro ampliamento/riassestamento in direzione di un qualcosa che è stato definito tanto meccanicisimo/determinismo teleologico, quanto teleologia meccanicista/determinista. Nella seconda parte, cercheremo di mostrare come, tutt’oggi, la postura onto-epistemologica inaugurata dalla cibernetica, agisca come un vero e proprio ostacolo epistemologico nei confronti della pratica scientifica all’interno di un vasto numero di domini epistemici. Facendo leva soprattutto sulla riflessione del filosofo francese George Canguilhem – ma anche sulle più recenti acquisizioni della biologia, da un lato, e sul lavoro consacrato all’epistemologia dei concetti politici condotto all’interno del nostro gruppo di ricerca presso l’Università di Padova, dall’altro –, proveremo a mostrare come solamente mettendo in discussione la teoria generale – astratta e generica – promossa dalla cibernetica divenga possibile riflettere scientificamente attorno alla questione delle finalità, vale a dire, preservando il potenziale problematico che tale questione conserva se opportunamente declinata all’interno della singolarità di domini epistemici differenti – come, ad esempio, la biologia e le scienze sociali e politiche.

Il problema delle finalità nel vivente, nella macchina e nella società. Un’analisi epistemologica

MARCO FERRARI;PIERPAOLO CESARONI
2024

Abstract

Il nostro contributo si comporrà di due parti. Nella prima parte, ci impegneremo in un attraversamento della cibernetica teso a mostrare come nei lavori dei suoi più autorevoli rappresentanti possa essere scorto innanzitutto un tentativo di riabilitazione dei concetti di fine e teleologia, coerente con una più generale riforma della postura meccanicista e determinista ereditata – ma, al contempo, problematizzata e fatta rinascere dalle ceneri della sua crisi – dalla scienza moderna. Cercheremo di mostrare come la posta in gioco della cibernetica non sia stata – come molta parte della letteratura scientifica esistente ancora sostiene – quella di una critica del meccanicismo e del determinismo moderno, ma piuttosto quella di un loro ampliamento/riassestamento in direzione di un qualcosa che è stato definito tanto meccanicisimo/determinismo teleologico, quanto teleologia meccanicista/determinista. Nella seconda parte, cercheremo di mostrare come, tutt’oggi, la postura onto-epistemologica inaugurata dalla cibernetica, agisca come un vero e proprio ostacolo epistemologico nei confronti della pratica scientifica all’interno di un vasto numero di domini epistemici. Facendo leva soprattutto sulla riflessione del filosofo francese George Canguilhem – ma anche sulle più recenti acquisizioni della biologia, da un lato, e sul lavoro consacrato all’epistemologia dei concetti politici condotto all’interno del nostro gruppo di ricerca presso l’Università di Padova, dall’altro –, proveremo a mostrare come solamente mettendo in discussione la teoria generale – astratta e generica – promossa dalla cibernetica divenga possibile riflettere scientificamente attorno alla questione delle finalità, vale a dire, preservando il potenziale problematico che tale questione conserva se opportunamente declinata all’interno della singolarità di domini epistemici differenti – come, ad esempio, la biologia e le scienze sociali e politiche.
2024
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