Il turismo rappresenta oggi la maggiore industria trainante a livello internazionale e in molti paesi può essere considerato di fatto il motore di uno sviluppo economico sostenibile. Il tema dominante di questo numero è la traduzione quale pratica di mediazione interculturale applicata al discorso turistico, da intendersi in tutte le sue accezioni, anche e soprattutto quelle legate ai concetti di accessibilità e inclusione. Infatti, come è stato evidenziato dal Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, Taleb Rifai, “l’accessibilità è un elemento centrale di qualsiasi politica di turismo sostenibile e responsabile. È fondamentale sia a livello dei diritti umani sia come opportunità eccezionale di business”. (WTO 2013). Per accessibilità in ambito turistico si intendono le pratiche finalizzate a garantire a tutti i visitatori un pieno accesso all’esperienza turistica attraverso l’offerta di servizi adeguati alle loro specificità/necessità. Nella comunicazione turistica si dovranno quindi adottare strategie formulate per superare le barriere linguistiche e culturali, utilizzando un linguaggio pienamente inclusivo. Ovviamente la traduzione occupa un ruolo centrale in ambito turistico (Gandin 2013; Gotti 2006). Molti studiosi attivi in questo ambito (Cappelli 2008, Gandin 2015, Agorni 2016) hanno rilevato la tendenza ad adeguare le traduzioni alle norme linguistiche e culturali della cultura di arrivo, così da rendere i testi pienamente comprensibili ai loro destinatari. I traduttori del testo turistico si trovano costretti ad affrontare la sfida di trovare un equilibrio perfetto tra l’accessibilità linguistico-culturale delle loro traduzioni e il grado di appetibilità, o fascino, che quei testi devono necessariamente mantenere (Agorni 2016). Di conseguenza, una varietà di strategie diverse dovranno essere messe in atto per permettere agli “outsiders” di apprezzare la cultura degli “insiders” (Katan 2016).

Mind the gap in tourism discourse: traduzione, mediazione, inclusione

SPINZI, Cinzia Giacinta
;
2019

Abstract

Il turismo rappresenta oggi la maggiore industria trainante a livello internazionale e in molti paesi può essere considerato di fatto il motore di uno sviluppo economico sostenibile. Il tema dominante di questo numero è la traduzione quale pratica di mediazione interculturale applicata al discorso turistico, da intendersi in tutte le sue accezioni, anche e soprattutto quelle legate ai concetti di accessibilità e inclusione. Infatti, come è stato evidenziato dal Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, Taleb Rifai, “l’accessibilità è un elemento centrale di qualsiasi politica di turismo sostenibile e responsabile. È fondamentale sia a livello dei diritti umani sia come opportunità eccezionale di business”. (WTO 2013). Per accessibilità in ambito turistico si intendono le pratiche finalizzate a garantire a tutti i visitatori un pieno accesso all’esperienza turistica attraverso l’offerta di servizi adeguati alle loro specificità/necessità. Nella comunicazione turistica si dovranno quindi adottare strategie formulate per superare le barriere linguistiche e culturali, utilizzando un linguaggio pienamente inclusivo. Ovviamente la traduzione occupa un ruolo centrale in ambito turistico (Gandin 2013; Gotti 2006). Molti studiosi attivi in questo ambito (Cappelli 2008, Gandin 2015, Agorni 2016) hanno rilevato la tendenza ad adeguare le traduzioni alle norme linguistiche e culturali della cultura di arrivo, così da rendere i testi pienamente comprensibili ai loro destinatari. I traduttori del testo turistico si trovano costretti ad affrontare la sfida di trovare un equilibrio perfetto tra l’accessibilità linguistico-culturale delle loro traduzioni e il grado di appetibilità, o fascino, che quei testi devono necessariamente mantenere (Agorni 2016). Di conseguenza, una varietà di strategie diverse dovranno essere messe in atto per permettere agli “outsiders” di apprezzare la cultura degli “insiders” (Katan 2016).
2019
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