Gli incendi forestali sono uno dei disturbi naturali principali delle formazioni antropogene di pino, diffuse in tutta Italia. Questi boschi, creati nel secolo scorso per la difesa del territorio e per motivazioni socio-economiche, continuano a fornire molteplici servizi ecosistemici, ma già in origine erano stati pensati come formazioni transitorie per favorire l’insediamento delle specie forestali tipiche nelle varie zone di impianto. Anche a causa della ridotta gestione, gli incendi boschivi interessano ogni anno queste pinete artificiali, riducendo in modo incontrollato la biomassa forestale e ponendo interrogativi sulla migliore gestione post-incendio delle aree percorse dal fuoco. Riguardo agli interventi da effettuare in aree percorse da incendio boschivo, vari studi in Italia e all’estero hanno evidenziato come alcuni elementi residui possano favorire la rinnovazione forestale, andando a modificare a livello metrico e sub-metrico le condizioni ambientali. Tali elementi sono pertanto chiamati facilitatori ecologici, e sono costituiti (tra gli altri) da necromassa non bruciata, rocce, rugosità del terreno e piante sia arboree che arbustive sopravvissute all’incendio, o insediatesi in tempi rapidi dopo il disturbo. In questo contributo si presentano i risultati delle analisi sui facilitatori della rinnovazione forestale nella Foresta Demaniale delle Cesane (Urbino, Marche). In un’area precedentemente coperta da Pinus nigra J.F.Arnold, nel 2017 un incendio si è sviluppato su circa 150 ettari, dei quali 50 con alta severità (incendio di chioma). Nel 2022 e 2023 si sono analizzati dei parametri ambientali che potevano influire indirettamente sulla rinnovazione naturale post-incendio, ovvero temperatura e umidità del suolo a diversa distanza dai tronchi a terra (n = 33), e temperatura dell’aria e radiazione luminosa in prossimità di arbusti, ramaglia, tronchi a terra, micro-terrazzamenti e controllo (assenza di facilitatori ecologici evidenti) (n = 6 per ogni trattamento). Si è inoltre misurato l’effetto diretto dei facilitatori ecologici sulla rinnovazione forestale, mettendo a dimora sia semi che piante di un anno di Quercus pubescens Willd. in prossimità di arbusti, ramaglia, tronchi a terra, micro-terrazzamenti e controllo, e misurandone sia la sopravvivenza che la crescita (n = 12 per ogni combinazione di trattamento e tipo di propagulo). L’effetto dei facilitatori ecologici, specialmente degli arbusti e della necromassa, è risultato evidente, sebbene con alcune eccezioni che meriteranno ulteriori approfondimenti. La temperatura del suolo è stata significativamente e costantemente minore in prossimità dei tronchi per tutta l’estate 2022 rispetto alle aree controllo. Nell’estate 2023, la temperatura dell’aria sotto alla chioma degli arbusti e alla ramaglia è rimasta mediamente almeno di 5° C più bassa rispetto al controllo, così come la radiazione luminosa nei medesimi trattamenti è risultata mediamente almeno del 50% inferiore rispetto al controllo. I facilitatori ecologici hanno anche contribuito direttamente a una maggiore sopravvivenza della rinnovazione artificiale: dopo un anno, la sopravvivenza delle roverelle piantate o seminate in prossimità di arbusti è di circa il doppio di quelle nelle aree controllo, mentre è di circa il triplo se posizionate in prossimità della ramaglia. Questo caso studio si allinea con altri studi sui facilitatori ecologici che propongono di sfruttare gli elementi già presenti nel paesaggio per favorire la rinnovazione forestale, in modo da ottimizzare la gestione territoriale postdisturbo, anche nel caso specifico delle pinete artificiali italiane soggette a incendio boschivo.
Facilitatori della rinnovazione forestale post-incendio in pinete artificiali: caso studio nella Foresta Demaniale delle Cesane (Urbino)
Flavio Taccaliti
;Emanuele Lingua
2024
Abstract
Gli incendi forestali sono uno dei disturbi naturali principali delle formazioni antropogene di pino, diffuse in tutta Italia. Questi boschi, creati nel secolo scorso per la difesa del territorio e per motivazioni socio-economiche, continuano a fornire molteplici servizi ecosistemici, ma già in origine erano stati pensati come formazioni transitorie per favorire l’insediamento delle specie forestali tipiche nelle varie zone di impianto. Anche a causa della ridotta gestione, gli incendi boschivi interessano ogni anno queste pinete artificiali, riducendo in modo incontrollato la biomassa forestale e ponendo interrogativi sulla migliore gestione post-incendio delle aree percorse dal fuoco. Riguardo agli interventi da effettuare in aree percorse da incendio boschivo, vari studi in Italia e all’estero hanno evidenziato come alcuni elementi residui possano favorire la rinnovazione forestale, andando a modificare a livello metrico e sub-metrico le condizioni ambientali. Tali elementi sono pertanto chiamati facilitatori ecologici, e sono costituiti (tra gli altri) da necromassa non bruciata, rocce, rugosità del terreno e piante sia arboree che arbustive sopravvissute all’incendio, o insediatesi in tempi rapidi dopo il disturbo. In questo contributo si presentano i risultati delle analisi sui facilitatori della rinnovazione forestale nella Foresta Demaniale delle Cesane (Urbino, Marche). In un’area precedentemente coperta da Pinus nigra J.F.Arnold, nel 2017 un incendio si è sviluppato su circa 150 ettari, dei quali 50 con alta severità (incendio di chioma). Nel 2022 e 2023 si sono analizzati dei parametri ambientali che potevano influire indirettamente sulla rinnovazione naturale post-incendio, ovvero temperatura e umidità del suolo a diversa distanza dai tronchi a terra (n = 33), e temperatura dell’aria e radiazione luminosa in prossimità di arbusti, ramaglia, tronchi a terra, micro-terrazzamenti e controllo (assenza di facilitatori ecologici evidenti) (n = 6 per ogni trattamento). Si è inoltre misurato l’effetto diretto dei facilitatori ecologici sulla rinnovazione forestale, mettendo a dimora sia semi che piante di un anno di Quercus pubescens Willd. in prossimità di arbusti, ramaglia, tronchi a terra, micro-terrazzamenti e controllo, e misurandone sia la sopravvivenza che la crescita (n = 12 per ogni combinazione di trattamento e tipo di propagulo). L’effetto dei facilitatori ecologici, specialmente degli arbusti e della necromassa, è risultato evidente, sebbene con alcune eccezioni che meriteranno ulteriori approfondimenti. La temperatura del suolo è stata significativamente e costantemente minore in prossimità dei tronchi per tutta l’estate 2022 rispetto alle aree controllo. Nell’estate 2023, la temperatura dell’aria sotto alla chioma degli arbusti e alla ramaglia è rimasta mediamente almeno di 5° C più bassa rispetto al controllo, così come la radiazione luminosa nei medesimi trattamenti è risultata mediamente almeno del 50% inferiore rispetto al controllo. I facilitatori ecologici hanno anche contribuito direttamente a una maggiore sopravvivenza della rinnovazione artificiale: dopo un anno, la sopravvivenza delle roverelle piantate o seminate in prossimità di arbusti è di circa il doppio di quelle nelle aree controllo, mentre è di circa il triplo se posizionate in prossimità della ramaglia. Questo caso studio si allinea con altri studi sui facilitatori ecologici che propongono di sfruttare gli elementi già presenti nel paesaggio per favorire la rinnovazione forestale, in modo da ottimizzare la gestione territoriale postdisturbo, anche nel caso specifico delle pinete artificiali italiane soggette a incendio boschivo.Pubblicazioni consigliate
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