La collezione di mammiferi fossili delle torbiere oloceniche dei Colli Berici, conservata presso il Museo della Natura e dell'Uomo dell'Università di Padova, rappresenta un'importante testimonianza della ricca storia di ricerca e scoperta legata a questi siti paleontologici da parte di naturalisti, appassionati e paleontologi dilettanti di questi luoghi. Le prime indagini risalgono al 1871, quando il naturalista Paolo Lioy scoprì i resti di un villaggio palafitticolo nella torbiera di Fimon, aprendo la strada a successive esplorazioni. Durante la Prima Guerra Mondiale, l'antropologo Raffaello Battaglia attribuì i reperti all'età Neolitica e del Bronzo, mentre il paleontologo Ramiro Fabiani analizzò alcuni resti di Cervus elaphus provenienti da Fimon. Le ricerche si intensificarono durante la Seconda Guerra Mondiale, quando lo speleologo Gastone Trevisiol, affiancato da un "comitato di lavoro" comprendente Aldo Allegranzi, Alvise Da Schio e Giuseppe Perin, condusse scavi sistematici nelle torbiere di Fimon e Val Liona. Nonostante le difficili condizioni belliche, riuscirono a recuperare numerosi reperti, spesso donati dagli stessi operai impegnati nell'estrazione della torba, allora chiamata "carbone dei poveri". Dopo la morte di Trevisiol, Perin proseguì le ricerche, ampliandole a Val Liona e pubblicando un resoconto dettagliato sull'ambiente e la fauna delle torbiere. Nel 1948, il geologo Alfredo Riedel analizzò e descrisse minuziosamente i resti fossili raccolti, gettando le basi per successive revisioni tassonomiche. Questo studio, svolto in occasione del tirocinio di una tesi triennale in Scienze Naturali, ha riguardato 110 reperti provenienti da Fimon e Val Liona, appartenenti a diverse specie di mammiferi come Canis lupus, Vulpes vulpes, Ursus arctos, Equus caballus, Sus scrofa, Capreolus capreolus e Cervus elaphus. Dopo un'accurata pulizia e catalogazione, i fossili sono stati riposizionati in nuove casse antiurto, preservandoli per future ricerche. L'analisi ha rivelato dettagli inediti, come incisioni lasciate dagli attrezzi di estrazione e annotazioni dei primi ricercatori sui reperti stessi. Questo lavoro rappresenta un tassello fondamentale nella ricostruzione dell'ambiente e della fauna delle torbiere oloceniche dei Colli Berici, valorizzando l'eredità dei pionieri che hanno contribuito a preservare questa preziosa collezione paleontologica.
“Scavi" tra le collezioni archeozoologiche del Museo della Natura e dell'Uomo: i resti faunistici di Fimon e Val Liona e la storia degli uomini che li hanno raccolti.
Breda MarziaMethodology
;Cima FrancescaSupervision
;Fornasiero MariagabriellaWriting – Review & Editing
2025
Abstract
La collezione di mammiferi fossili delle torbiere oloceniche dei Colli Berici, conservata presso il Museo della Natura e dell'Uomo dell'Università di Padova, rappresenta un'importante testimonianza della ricca storia di ricerca e scoperta legata a questi siti paleontologici da parte di naturalisti, appassionati e paleontologi dilettanti di questi luoghi. Le prime indagini risalgono al 1871, quando il naturalista Paolo Lioy scoprì i resti di un villaggio palafitticolo nella torbiera di Fimon, aprendo la strada a successive esplorazioni. Durante la Prima Guerra Mondiale, l'antropologo Raffaello Battaglia attribuì i reperti all'età Neolitica e del Bronzo, mentre il paleontologo Ramiro Fabiani analizzò alcuni resti di Cervus elaphus provenienti da Fimon. Le ricerche si intensificarono durante la Seconda Guerra Mondiale, quando lo speleologo Gastone Trevisiol, affiancato da un "comitato di lavoro" comprendente Aldo Allegranzi, Alvise Da Schio e Giuseppe Perin, condusse scavi sistematici nelle torbiere di Fimon e Val Liona. Nonostante le difficili condizioni belliche, riuscirono a recuperare numerosi reperti, spesso donati dagli stessi operai impegnati nell'estrazione della torba, allora chiamata "carbone dei poveri". Dopo la morte di Trevisiol, Perin proseguì le ricerche, ampliandole a Val Liona e pubblicando un resoconto dettagliato sull'ambiente e la fauna delle torbiere. Nel 1948, il geologo Alfredo Riedel analizzò e descrisse minuziosamente i resti fossili raccolti, gettando le basi per successive revisioni tassonomiche. Questo studio, svolto in occasione del tirocinio di una tesi triennale in Scienze Naturali, ha riguardato 110 reperti provenienti da Fimon e Val Liona, appartenenti a diverse specie di mammiferi come Canis lupus, Vulpes vulpes, Ursus arctos, Equus caballus, Sus scrofa, Capreolus capreolus e Cervus elaphus. Dopo un'accurata pulizia e catalogazione, i fossili sono stati riposizionati in nuove casse antiurto, preservandoli per future ricerche. L'analisi ha rivelato dettagli inediti, come incisioni lasciate dagli attrezzi di estrazione e annotazioni dei primi ricercatori sui reperti stessi. Questo lavoro rappresenta un tassello fondamentale nella ricostruzione dell'ambiente e della fauna delle torbiere oloceniche dei Colli Berici, valorizzando l'eredità dei pionieri che hanno contribuito a preservare questa preziosa collezione paleontologica.Pubblicazioni consigliate
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