Il contributo prende le mosse dalla pubblicazione postuma dell’opuscolo di Alberto Varvaro Il fantastico nella letteratura medievale. Il caso della Francia, ricostruendone il posto all’interno della più ampia riflessione dello studioso sulle tradizioni narrative popolari, sul folklore e sulla loro assimilazione nella letteratura galloromanza medievale. Attraverso un confronto con le principali categorie critiche elaborate intorno al meraviglioso e al fantastico medievale – da Caillois e Todorov a Le Goff, Harf-Lancner e Dubost – l’articolo mette in luce la specificità dell’approccio varvariano, fondato meno sulla definizione tassonomica del fantastico come genere che sull’analisi dei processi storici, sociali e letterari attraverso cui il patrimonio narrativo orale accede alla scrittura. Particolare attenzione è dedicata al “caso della Francia”, inteso come spazio privilegiato in cui, tra XII e XIII secolo, l’emergere di un nuovo pubblico aristocratico e illitteratus favorisce la promozione della lingua volgare e l’integrazione di materiali folklorici, fiabeschi e meravigliosi nella nascente letteratura romanzesca. La matière de Bretagne e il romanzo cortese appaiono come luoghi di rifunzionalizzazione letteraria del fondo mitico e popolare: non semplice deposito di motivi arcaici, ma campo dinamico in cui codici folklorici, ideologia cavalleresca e invenzione poetica entrano in tensione. Il fantastico medievale per Varvaro non costituisce un genere autonomo, bensì una dimensione del soprannaturale e del meraviglioso, riassorbita entro nuove strutture narrative e nuove forme di identità culturale.

Merveilleux et fantastique au Moyen Âge : Alberto Varvaro et le «cas de la France»

Elena Muzzolon
2019

Abstract

Il contributo prende le mosse dalla pubblicazione postuma dell’opuscolo di Alberto Varvaro Il fantastico nella letteratura medievale. Il caso della Francia, ricostruendone il posto all’interno della più ampia riflessione dello studioso sulle tradizioni narrative popolari, sul folklore e sulla loro assimilazione nella letteratura galloromanza medievale. Attraverso un confronto con le principali categorie critiche elaborate intorno al meraviglioso e al fantastico medievale – da Caillois e Todorov a Le Goff, Harf-Lancner e Dubost – l’articolo mette in luce la specificità dell’approccio varvariano, fondato meno sulla definizione tassonomica del fantastico come genere che sull’analisi dei processi storici, sociali e letterari attraverso cui il patrimonio narrativo orale accede alla scrittura. Particolare attenzione è dedicata al “caso della Francia”, inteso come spazio privilegiato in cui, tra XII e XIII secolo, l’emergere di un nuovo pubblico aristocratico e illitteratus favorisce la promozione della lingua volgare e l’integrazione di materiali folklorici, fiabeschi e meravigliosi nella nascente letteratura romanzesca. La matière de Bretagne e il romanzo cortese appaiono come luoghi di rifunzionalizzazione letteraria del fondo mitico e popolare: non semplice deposito di motivi arcaici, ma campo dinamico in cui codici folklorici, ideologia cavalleresca e invenzione poetica entrano in tensione. Il fantastico medievale per Varvaro non costituisce un genere autonomo, bensì una dimensione del soprannaturale e del meraviglioso, riassorbita entro nuove strutture narrative e nuove forme di identità culturale.
2019
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