Nell’intreccio fra scrittura, decorazione, tipologia testuale, mise-en-page e mise-en-texte è possibile ricostruire tante identità diverse del libro francescano, che rispondono a motivazioni contingenti, ma che dipendono naturalmente dall’ambito di produzione e probabilmente anche dall’influenza esercitata dalla committenza francescana stessa. L’intero complesso delle tradizioni grafiche tardomedievali, dal filone testuale a quello corsivo, è presente all’interno dei codici francescani, che tradiscono la maggiore o minore competenza grafica degli scriventi. Anche per quel che concerne la coeva tradizione codicologica di riferimento dobbiamo parlare di scelte molto diversificate. Infatti è indubbiamente vero che tra le più ricorrenti caratteristiche di molti manoscritti francescani troviamo una certa semplicità strutturale, ma è altrettanto vero che per altri libri francescani si sceglie un supporto di qualità eccellente e assai costoso. Insomma, la produzione manoscritta di ambito francescano è rispettosa dei modelli codicologici comuni, né propone o sceglie alcuna innovazione strutturale. Si possono osservare attestazioni di una prassi omogenea nella produzione del libro, non necessariamente dominante, che potremmo connotare come francescana e che, in una sorta di aderenza ideale alle motivazioni portanti dell’ideologia dell’ordine, si esprime in un livello esecutivo medio-basso, e in un uso contenuto della decorazione. Un possibile modello, o prototipo, o forse banalizzazione del codice francescano è il libro evidentemente e preminentemente di studio, di lavoro, improntato all’essenzialità, quasi che istintivamente e inconsciamente, o al contrario consapevolmente, ci si orientasse verso le forme che anche o soprattutto esteriormente corrispondessero all’habitus dell’ordine. Quando osserviamo la morphè del codice, anzi dei codici francescani ci accorgiamo soprattutto che si è realizzata una doppia costruzione della loro identità, una sorta di doppia invenzione a priori e a posteriori: allora, da parte di produttori e fruitori dei libri francescani, che hanno voluto adottare modelli grafico-codicologici ben precisi ma per assurdo molto diversi, e soprattutto ora, da parte della storiografia, che ha cercato e propagandato l’esistenza di un modello unitario.
Il codice francescano. L'invenzione di un'identità
GIOVE', NICOLETTA
2005
Abstract
Nell’intreccio fra scrittura, decorazione, tipologia testuale, mise-en-page e mise-en-texte è possibile ricostruire tante identità diverse del libro francescano, che rispondono a motivazioni contingenti, ma che dipendono naturalmente dall’ambito di produzione e probabilmente anche dall’influenza esercitata dalla committenza francescana stessa. L’intero complesso delle tradizioni grafiche tardomedievali, dal filone testuale a quello corsivo, è presente all’interno dei codici francescani, che tradiscono la maggiore o minore competenza grafica degli scriventi. Anche per quel che concerne la coeva tradizione codicologica di riferimento dobbiamo parlare di scelte molto diversificate. Infatti è indubbiamente vero che tra le più ricorrenti caratteristiche di molti manoscritti francescani troviamo una certa semplicità strutturale, ma è altrettanto vero che per altri libri francescani si sceglie un supporto di qualità eccellente e assai costoso. Insomma, la produzione manoscritta di ambito francescano è rispettosa dei modelli codicologici comuni, né propone o sceglie alcuna innovazione strutturale. Si possono osservare attestazioni di una prassi omogenea nella produzione del libro, non necessariamente dominante, che potremmo connotare come francescana e che, in una sorta di aderenza ideale alle motivazioni portanti dell’ideologia dell’ordine, si esprime in un livello esecutivo medio-basso, e in un uso contenuto della decorazione. Un possibile modello, o prototipo, o forse banalizzazione del codice francescano è il libro evidentemente e preminentemente di studio, di lavoro, improntato all’essenzialità, quasi che istintivamente e inconsciamente, o al contrario consapevolmente, ci si orientasse verso le forme che anche o soprattutto esteriormente corrispondessero all’habitus dell’ordine. Quando osserviamo la morphè del codice, anzi dei codici francescani ci accorgiamo soprattutto che si è realizzata una doppia costruzione della loro identità, una sorta di doppia invenzione a priori e a posteriori: allora, da parte di produttori e fruitori dei libri francescani, che hanno voluto adottare modelli grafico-codicologici ben precisi ma per assurdo molto diversi, e soprattutto ora, da parte della storiografia, che ha cercato e propagandato l’esistenza di un modello unitario.Pubblicazioni consigliate
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