Il lavoro dell’educatore è pedagogicamente vincolato a una visione integrale della persona nell’unicità della sua condizione esistenziale anche quando presenta un importante decadimento cognitivo dovuto a una malattia dementigena. Nella fattispecie, il suo compito non si esaurisce nel coltivare le capacità residue del soggetto, ma consiste anche e soprattutto nel prevenire il peggioramento del suo disagio. È quindi importante che questa figura professionale assuma un approccio in cui le conoscenze relative al quadro epidemiologico e clinico delle demenze siano comprese entro una prospettiva che all’aspetto terapeutico del "prendersi cura" anteponga l’"aver cura" della persona, ossia il mantenimento della sua dignità, il soddisfacimento dei suoi bisogni psicologici fondamentali e l’incentivazione della sua fiducia nelle relazioni sociali. Con questo intento, le Autrici non si limitano a proporre un’analisi critica che connette il quadro clinico-epidemiologico attuale con l’organizzazione dei servizi formali e informali presenti nel territorio, ma la integra con una serie di spunti formativi che, ispirandosi alla "personhood" di Tom Kitwood, ruotano attorno ad alcuni “episodi critici” atti a favorire lo sviluppo di una riflessione condivisa sulle modalità di lettura dei comportamenti della persona con demenza.
Formare alla relazione educativa con la persona affetta da demenza
Gasperi Emma
;Cesaro Alessandra
In corso di stampa
Abstract
Il lavoro dell’educatore è pedagogicamente vincolato a una visione integrale della persona nell’unicità della sua condizione esistenziale anche quando presenta un importante decadimento cognitivo dovuto a una malattia dementigena. Nella fattispecie, il suo compito non si esaurisce nel coltivare le capacità residue del soggetto, ma consiste anche e soprattutto nel prevenire il peggioramento del suo disagio. È quindi importante che questa figura professionale assuma un approccio in cui le conoscenze relative al quadro epidemiologico e clinico delle demenze siano comprese entro una prospettiva che all’aspetto terapeutico del "prendersi cura" anteponga l’"aver cura" della persona, ossia il mantenimento della sua dignità, il soddisfacimento dei suoi bisogni psicologici fondamentali e l’incentivazione della sua fiducia nelle relazioni sociali. Con questo intento, le Autrici non si limitano a proporre un’analisi critica che connette il quadro clinico-epidemiologico attuale con l’organizzazione dei servizi formali e informali presenti nel territorio, ma la integra con una serie di spunti formativi che, ispirandosi alla "personhood" di Tom Kitwood, ruotano attorno ad alcuni “episodi critici” atti a favorire lo sviluppo di una riflessione condivisa sulle modalità di lettura dei comportamenti della persona con demenza.Pubblicazioni consigliate
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