Secondo il Global Forest Resources Assessment (FRA) 2025 della FAO le foreste coprono una superficie complessiva pari a 4,14 miliardi di ettari (ha), equivalenti al 32% delle terre emerse. Nonostante un rallentamento del tasso annuo di deforestazione – da 17,6 milioni ha nel periodo 1990-2000 a 10,9 milioni ha nel periodo 2015-2025 – tra il 1990 e il 2025 è andata perduta una superficie forestale pari a poco meno di 0,49 miliardi ha, un’area circa 16 volte superiore alla superficie totale dell’Italia. La maggior parte dei processi di deforestazione si concentra nelle aree tropicali e subtropicali del Pianeta e comporta impatti considerevoli sul piano tanto ambientale quanto sociale ed economico. Accanto ai processi di deforestazione, cioè di conversione delle foreste in altre forme d’uso del suolo (aree agricole, pascoli, aree urbane, miniere ecc.), si osserva una crescente incidenza dei processi di degrado forestale, cioè di riduzione della integrità, funzionalità ecologica e complessità delle foreste, e conseguentemente anche della loro capacità di fornire prodotti e servizi. L’agricoltura industriale e permanente è la principale causa diretta dei processi di deforestazione, essendo responsabile di oltre la metà delle superfici deforestate nelle aree tropicali. Tra i prodotti più coinvolti figurano olio di palma, carne e pelli bovine, soia, cacao, caffè, legno e prodotti derivati, e gomma naturale, destinati sia ai mercati locali sia al commercio internazionale. I paesi dell’Unione europea (UE), inclusa l’Italia, contribuiscono a queste dinamiche attraverso l’importazione e il consumo di tali beni, incorporando deforestazione e impatti associati lungo le filiere globali. In questo contesto, nel 2023 è stato approvato il Regolamento (UE) 2023/1115 (Regolamento UE sulla deforestazione), noto in breve come EUDR, che vieta l’immissione sul (e l’export dal) mercato europeo di prodotti associati a deforestazione. Dopo vari rinvii, la sua applicazione, inizialmente prevista per dicembre 2024, è attualmente attesa per dicembre 2026. Il presente volume aggiorna e amplia il rapporto “Deforestation Made in Italy” (2020), stimando e analizzando gli impatti incorporati nei consumi italiani delle sette categorie di prodotti ricadenti nell’Allegato I del Regolamento EUDR (caffè, carne e pelli bovine, frutti della palma da olio, gomma naturale, soia e legno e prodotti legnosi) tra il 2005 e il 2023. In particolare, stima il rischio di deforestazione incorporata, le emissioni di anidride carbonica e gli impatti sulla biodiversità associati ai consumi italiani di tali prodotti. I risultati indicano che tali consumi hanno messo a rischio complessivamente circa 594.000 ha di foresta, un’estensione equivalente all’intera provincia di Roma. In media, ciò corrisponde a oltre 31.000 ha l’anno, pari a quasi due volte l’estensione territoriale di Milano e a circa 13.000 volte la superficie del Colosseo. Sebbene tali valori siano in flessione nel corso del periodo esaminato, l’Italia si colloca al ventesimo posto a livello globale per deforestazione incorporata e in terza posizione tra i paesi dell’UE, alle spalle di Germania e Spagna. Il rischio complessivo di deforestazione ogni 1.000 abitanti è pari a 10 ha, equivalenti a 100 m2 per abitante, un valore che colloca l’Italia in quattordicesima posizione mondiale e terza in Europa per rischio pro-capite di deforestazione incorporata. Le emissioni medie associate a questa deforestazione sono stimate in 9,45 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, pari a circa il 2,5% delle emissioni nazionali oppure alle emissioni derivanti da oltre 2 milioni di auto in circolazione per un anno (circa il 5% del parco auto italiano). Seppure con una marcata flessione nel corso degli anni, i frutti della palma da olio rappresentano la categoria di prodotto associata al più elevato rischio di deforestazione, con un totale di poco inferiore a 201.800 ha, equivalenti a circa un terzo (34%) del rischio di deforestazione complessivamente stimato con riferimento ai consumi italiani. Seguono la carne e le pelli bovine, che contribuiscono a poco meno del 18% del rischio totale, la soia (15%), il legno e i prodotti legnosi (ad esempio, carta) ottenuti da piantagioni forestali (13%) e il cacao (12%). Più marginale, ancorché non trascurabile, è il contributo fornito da caffè (5%) e gomma naturale (2,5%). Oltre la metà del rischio di deforestazione incorporata si concentra in due soli paesi: Indonesia (31% del rischio totale stimato) e Brasile (22%). Seguono Costa d’Avorio (10%), Argentina (5%), Cina (4%), Malesia (3%) e Paraguay (3%). Sebbene il numero di paesi partner commerciali interessati sia superiore a cento, per la maggior parte delle categorie di prodotto considerate si osserva un’elevata concentrazione del rischio per effetto di relazioni dirette o indirette con un numero ristretto di paesi produttori, ai quali si affiancano decine di altri fornitori minori. Questi risultati evidenziano come nonostante una tendenza generale alla diminuzione del rischio di deforestazione incorporata nei consumi italiani, il sistema Italia continua ad avere responsabilità forti rispetto agli impatti delle filiere del Made in Italy. Vi è pertanto la necessità di interventi coordinati e di azioni collettive: piena attuazione dell’EUDR senza ulteriori semplificazioni e ritardi, impegno delle imprese per filiere a deforestazione zero, rafforzamento del monitoraggio indipendente e, soprattutto, una transizione verso modelli di consumo più sostenibili. Un cambiamento strutturale di paradigma economico verso una bioeconomia circolare e basata su principi di sufficienza e di responsabilità condivise è essenziale per ridurre gli impatti e garantire benefici ambientali, sociali ed economici duraturi.
Deforestation Made in Italy. Le responsabilità delle imprese e dei consumatori italiani nella deforestazione globale. Seconda edizione.
Masiero M.
Writing – Original Draft Preparation
;
2026
Abstract
Secondo il Global Forest Resources Assessment (FRA) 2025 della FAO le foreste coprono una superficie complessiva pari a 4,14 miliardi di ettari (ha), equivalenti al 32% delle terre emerse. Nonostante un rallentamento del tasso annuo di deforestazione – da 17,6 milioni ha nel periodo 1990-2000 a 10,9 milioni ha nel periodo 2015-2025 – tra il 1990 e il 2025 è andata perduta una superficie forestale pari a poco meno di 0,49 miliardi ha, un’area circa 16 volte superiore alla superficie totale dell’Italia. La maggior parte dei processi di deforestazione si concentra nelle aree tropicali e subtropicali del Pianeta e comporta impatti considerevoli sul piano tanto ambientale quanto sociale ed economico. Accanto ai processi di deforestazione, cioè di conversione delle foreste in altre forme d’uso del suolo (aree agricole, pascoli, aree urbane, miniere ecc.), si osserva una crescente incidenza dei processi di degrado forestale, cioè di riduzione della integrità, funzionalità ecologica e complessità delle foreste, e conseguentemente anche della loro capacità di fornire prodotti e servizi. L’agricoltura industriale e permanente è la principale causa diretta dei processi di deforestazione, essendo responsabile di oltre la metà delle superfici deforestate nelle aree tropicali. Tra i prodotti più coinvolti figurano olio di palma, carne e pelli bovine, soia, cacao, caffè, legno e prodotti derivati, e gomma naturale, destinati sia ai mercati locali sia al commercio internazionale. I paesi dell’Unione europea (UE), inclusa l’Italia, contribuiscono a queste dinamiche attraverso l’importazione e il consumo di tali beni, incorporando deforestazione e impatti associati lungo le filiere globali. In questo contesto, nel 2023 è stato approvato il Regolamento (UE) 2023/1115 (Regolamento UE sulla deforestazione), noto in breve come EUDR, che vieta l’immissione sul (e l’export dal) mercato europeo di prodotti associati a deforestazione. Dopo vari rinvii, la sua applicazione, inizialmente prevista per dicembre 2024, è attualmente attesa per dicembre 2026. Il presente volume aggiorna e amplia il rapporto “Deforestation Made in Italy” (2020), stimando e analizzando gli impatti incorporati nei consumi italiani delle sette categorie di prodotti ricadenti nell’Allegato I del Regolamento EUDR (caffè, carne e pelli bovine, frutti della palma da olio, gomma naturale, soia e legno e prodotti legnosi) tra il 2005 e il 2023. In particolare, stima il rischio di deforestazione incorporata, le emissioni di anidride carbonica e gli impatti sulla biodiversità associati ai consumi italiani di tali prodotti. I risultati indicano che tali consumi hanno messo a rischio complessivamente circa 594.000 ha di foresta, un’estensione equivalente all’intera provincia di Roma. In media, ciò corrisponde a oltre 31.000 ha l’anno, pari a quasi due volte l’estensione territoriale di Milano e a circa 13.000 volte la superficie del Colosseo. Sebbene tali valori siano in flessione nel corso del periodo esaminato, l’Italia si colloca al ventesimo posto a livello globale per deforestazione incorporata e in terza posizione tra i paesi dell’UE, alle spalle di Germania e Spagna. Il rischio complessivo di deforestazione ogni 1.000 abitanti è pari a 10 ha, equivalenti a 100 m2 per abitante, un valore che colloca l’Italia in quattordicesima posizione mondiale e terza in Europa per rischio pro-capite di deforestazione incorporata. Le emissioni medie associate a questa deforestazione sono stimate in 9,45 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, pari a circa il 2,5% delle emissioni nazionali oppure alle emissioni derivanti da oltre 2 milioni di auto in circolazione per un anno (circa il 5% del parco auto italiano). Seppure con una marcata flessione nel corso degli anni, i frutti della palma da olio rappresentano la categoria di prodotto associata al più elevato rischio di deforestazione, con un totale di poco inferiore a 201.800 ha, equivalenti a circa un terzo (34%) del rischio di deforestazione complessivamente stimato con riferimento ai consumi italiani. Seguono la carne e le pelli bovine, che contribuiscono a poco meno del 18% del rischio totale, la soia (15%), il legno e i prodotti legnosi (ad esempio, carta) ottenuti da piantagioni forestali (13%) e il cacao (12%). Più marginale, ancorché non trascurabile, è il contributo fornito da caffè (5%) e gomma naturale (2,5%). Oltre la metà del rischio di deforestazione incorporata si concentra in due soli paesi: Indonesia (31% del rischio totale stimato) e Brasile (22%). Seguono Costa d’Avorio (10%), Argentina (5%), Cina (4%), Malesia (3%) e Paraguay (3%). Sebbene il numero di paesi partner commerciali interessati sia superiore a cento, per la maggior parte delle categorie di prodotto considerate si osserva un’elevata concentrazione del rischio per effetto di relazioni dirette o indirette con un numero ristretto di paesi produttori, ai quali si affiancano decine di altri fornitori minori. Questi risultati evidenziano come nonostante una tendenza generale alla diminuzione del rischio di deforestazione incorporata nei consumi italiani, il sistema Italia continua ad avere responsabilità forti rispetto agli impatti delle filiere del Made in Italy. Vi è pertanto la necessità di interventi coordinati e di azioni collettive: piena attuazione dell’EUDR senza ulteriori semplificazioni e ritardi, impegno delle imprese per filiere a deforestazione zero, rafforzamento del monitoraggio indipendente e, soprattutto, una transizione verso modelli di consumo più sostenibili. Un cambiamento strutturale di paradigma economico verso una bioeconomia circolare e basata su principi di sufficienza e di responsabilità condivise è essenziale per ridurre gli impatti e garantire benefici ambientali, sociali ed economici duraturi.| File | Dimensione | Formato | |
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