Da un lato la musicalità lene del cronotopo primaverile, il canto fresco delle acque sorgive accordato alle arie degli uccelli canterini, lo stormire delle fronde e la vibrazione misteriosa del bosco, le sacre sinfonie del tempo senza tempo: tutto un fondale concertato di ‘voci’ impostate su tonalità soavi, un brusio d’incanti fiabeschi nei quali si avvertono i piccoli segnali perturbanti dell’Oltre, una sintonia di timbri naturisti che forma lo sfondo acustico dell’erranza cavalleresca. Dall’altro lato lo strepito ferreo delle armi e lo zoccolio ritmato delle cariche a fondo, il fracasso rimbombante delle lance spezzate nelle scene di torneo e nelle sequenze duellistiche, lo squillo del corno, le magie chiassose e rumoriste dei luoghi ultraterreni: un intero repertorio di accensioni e di scoppi, violenti e inarticolati come scalfitture sulla superficie uditiva. Deducendo da Raymond Murray Schafer il quadro teorico di riferimento e traendo ispirazione dall’antropologia musicale di Marius Schneider, questo libro propone una messa a punto di sintesi sulle funzioni e le rappresentazioni dell’audio-sfera nella narrativa antico-francese di argomento bretone. Con una lettura vicina al dettato testuale ma capace di valorizzare gli elementi di pertinenza rituale e folklorica, Elena Muzzolon indaga la dialettica tra i due poli essenziali del ‘paesaggio sonoro’ arturiano, facendo emergere un’opposizione tensiva tra consonanza e dissonanza, melodia e cacofonia, armonia e crisi: tra i suoni della quiete e quelli stridenti del trauma. Mediante una riproduzione ‘ad alta fedeltà’, basata su una vasta campionatura di esempi, l’Autrice ci fa riascoltare con orecchio critico la colonna sonora della fiction di Bretagna e ci rivela che gli affioramenti sonori del mondo immaginale di Artù sono sovente l’annuncio o l’indizio di una manifestazione numinosa.
Spade che cantano: il paesaggio sonoro del romanzo arturiano d'oïl, con una prefazione di Franco Cardini, Padova, Esedra [L'Upupa, 9], 2023.
Elena Muzzolon
2023
Abstract
Da un lato la musicalità lene del cronotopo primaverile, il canto fresco delle acque sorgive accordato alle arie degli uccelli canterini, lo stormire delle fronde e la vibrazione misteriosa del bosco, le sacre sinfonie del tempo senza tempo: tutto un fondale concertato di ‘voci’ impostate su tonalità soavi, un brusio d’incanti fiabeschi nei quali si avvertono i piccoli segnali perturbanti dell’Oltre, una sintonia di timbri naturisti che forma lo sfondo acustico dell’erranza cavalleresca. Dall’altro lato lo strepito ferreo delle armi e lo zoccolio ritmato delle cariche a fondo, il fracasso rimbombante delle lance spezzate nelle scene di torneo e nelle sequenze duellistiche, lo squillo del corno, le magie chiassose e rumoriste dei luoghi ultraterreni: un intero repertorio di accensioni e di scoppi, violenti e inarticolati come scalfitture sulla superficie uditiva. Deducendo da Raymond Murray Schafer il quadro teorico di riferimento e traendo ispirazione dall’antropologia musicale di Marius Schneider, questo libro propone una messa a punto di sintesi sulle funzioni e le rappresentazioni dell’audio-sfera nella narrativa antico-francese di argomento bretone. Con una lettura vicina al dettato testuale ma capace di valorizzare gli elementi di pertinenza rituale e folklorica, Elena Muzzolon indaga la dialettica tra i due poli essenziali del ‘paesaggio sonoro’ arturiano, facendo emergere un’opposizione tensiva tra consonanza e dissonanza, melodia e cacofonia, armonia e crisi: tra i suoni della quiete e quelli stridenti del trauma. Mediante una riproduzione ‘ad alta fedeltà’, basata su una vasta campionatura di esempi, l’Autrice ci fa riascoltare con orecchio critico la colonna sonora della fiction di Bretagna e ci rivela che gli affioramenti sonori del mondo immaginale di Artù sono sovente l’annuncio o l’indizio di una manifestazione numinosa.Pubblicazioni consigliate
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