“Il confine non è ciò dove qualcosa termina, ma ciò da cui qualcosa inizia” Martin Heidegger Esiste un’architettura che non si limita a occupare il suolo, ma sceglie di abitarne le possibilità. In questo viaggio attraverso il paesaggio greco — dalle scogliere di Rodi agli uliveti della Messenia, f ino ai silenzi del Mani — la pietra, il cemento e la luce si fanno sintassi di un racconto millenario. La forma del pensiero raccoglie dieci progetti residenziali concepiti come “monoliti abi tati”: organismi sensibili dove il rigore della geometria incontra la libertà della natura. Ogni casa è un dialogo aperto con i maestri della parola e della filosofia: il labirinto di Bor ges, l’elogio dell’ombra di Tanizaki, la tradizione vitale di Seferis e la “possibilità” poetica di Emily Dickinson diventano strumenti per tracciare nuove soglie tra l’uomo e l’orizzonte. Dalla casa che attraversa l’uliveto senza toccarlo, al complesso che eleva il lavoro agricolo a elemento architettonico, queste pagine offrono un manifesto per un abitare consapevole. Un percorso dove la costruzione smette di essere prosa per farsi poesia spaziale, dimostrando che ogni vera soglia non è una barriera, ma un invito costante a riscoprire la propria dimensio ne umana all’interno dell’infinito mediterraneo.
L’ANIMA DELLA PIETRA. Poetica e tettonica della casa mediterranea. Dieci variazioni sull’abitare dello studio P4architecture
Alessandro Dalla Caneva
2026
Abstract
“Il confine non è ciò dove qualcosa termina, ma ciò da cui qualcosa inizia” Martin Heidegger Esiste un’architettura che non si limita a occupare il suolo, ma sceglie di abitarne le possibilità. In questo viaggio attraverso il paesaggio greco — dalle scogliere di Rodi agli uliveti della Messenia, f ino ai silenzi del Mani — la pietra, il cemento e la luce si fanno sintassi di un racconto millenario. La forma del pensiero raccoglie dieci progetti residenziali concepiti come “monoliti abi tati”: organismi sensibili dove il rigore della geometria incontra la libertà della natura. Ogni casa è un dialogo aperto con i maestri della parola e della filosofia: il labirinto di Bor ges, l’elogio dell’ombra di Tanizaki, la tradizione vitale di Seferis e la “possibilità” poetica di Emily Dickinson diventano strumenti per tracciare nuove soglie tra l’uomo e l’orizzonte. Dalla casa che attraversa l’uliveto senza toccarlo, al complesso che eleva il lavoro agricolo a elemento architettonico, queste pagine offrono un manifesto per un abitare consapevole. Un percorso dove la costruzione smette di essere prosa per farsi poesia spaziale, dimostrando che ogni vera soglia non è una barriera, ma un invito costante a riscoprire la propria dimensio ne umana all’interno dell’infinito mediterraneo.Pubblicazioni consigliate
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